MCN | La Sicilia spiegata al “Forestiero”
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La Sicilia spiegata al “Forestiero”

Piccola Pretura di Lo Schiavo

La Sicilia spiegata al “Forestiero”

Il libro in questione è Piccola Pretura di Giuseppe Guido Lo Schiavo, testo da cui è stato tratto il film In Nome della Legge di Pietro Germi che, subito prima di introdurre il lettore nella storia del libro, esordisce così:

“Il lettore siciliano può tralasciare queste pagine e incamminarsi subito verso la piccola pretura (…) Queste pagine, invece, sono per i lettori continentali, per coloro che sono oltre lo stretto di Messina, sempre più lontani e non conoscono la Sicilia. Per la verità, il continentale che varca lo stretto, fantastico scenario di monti che si tuffano in acque ricche di mito e leggenda, (…) rimane innamorato della terra e della gente, affascinato dalle bellezze naturali e dalla cortesia, dalla ospitalità, dalla generosità a cui è fatto oggetto.

Egli è il forestiero e il forestiero là è ospite sacro. Il siciliano a lui offre lealmente i tesori della sua sensibilità: vuole soltanto guardarlo sempre negli occhi e leggere in essi sincerità, amicizia. Così il forestiero può percorrere tranquillamente tutta la Sicilia, anche dove impera la mafia, dove serpeggia il banditismo.

Mafia e delinquenza: due nomi di trista notorietà che nel continente si identificano e travisano anche il particolare atteggiamento psichico del popolo siciliano. (…) Bisogna distinguere il sentimento mafioso dalla azione della mafia. Il primo si manifesta con la fedeltà dell’amicizia, la solidarietà, il cavalleresco rispetto per la donna, l’ossequio all’autorità dello Stato. Da esso deriva che l’aggettivo mafioso denota quanto di meglio possa apprezzarsi: così è mafiosa una ragazza di non comune bellezza, è mafiosa una casa pulita, è mafioso un vestito ben confezionato.
Il sentimento, derivazione di una storia millenaria che, alternando su quella terra meravigliosa dominazioni secolari, lasciò large impronte nei costumi e nell’anima del popolo, preesisteva alla denominazione. (…)
La lingua siciliana e i suoi dialetti completano l’ambiente. Mentre la mimica vivacissima e il linguaggio muto degli occhi possono tessere silenziose conversazioni ovvero integrare l’eloquio, le parole, armoniosissime nella pronunzia, esprimono talvolta in un solo vocabolo concetti che debbono tradursi per perifrasi. (…)
Sicilia! Vera terra d’incanto dove il sole ardente, l’intenso profumo delle zàgare, la vivacità dei colori, il fermento della lava e dello zolfo, la salsedine marina, sembrano misturare un filtro magico per cantare l’amore e la bellezza. Per questo in Sicilia la declamazione, la poesia, la musica, sono spontanee, soprattutto nelle categorie non istruite.(…)

Adesso può cominciare la lettura.”